Volksbühne Berlin am Rosa-Luxemburg-Platz
 

Fatzer Fragment/ Getting Lost Faster

nach Bertolt Brecht


"Sich mit dem Fatzer von Bertolt Brecht auseinanderzusetzen ", schreibt Fabrizio Arcuri, "bedeutet, eine regelrechte Schreibsporthalle zu betreten: voller Streichungen, Neuformulierungen, in der Schwebe gebliebenen Fragmenten – wobei sich die klare und deutliche Empfindung einstellt, das Ganze nicht mehr in den Griff zu bekommen. Brecht verfaßte diesen Text im Streben nach einer neuen, offenen dramaturgischen Form, doch der eingeschlagene Parcours zog ihn so weit mit sich fort, daß er verführt war, ein Werk zu verfassen, das (auch seiner eigenen Einschätzung nach) Seite für Seite zu einem unspielbaren wurde. Es liegt also auf der Hand, daß jede mögliche Lösung des Fatzer-Rätsels heute nur partielle Ergebnisse erzielen kann. Dennoch erweist sich eben diese Schwierigkeit, dieses entwaffnende Gefühl des Scheiterns, mit jeder neuen Lektüre als das vielleicht konkreteste und grundlegendste Element des gesamten Werkes. Im Fatzer werden die Widersprüche nicht explizit gemacht, da ist kein tugendhaftes Verhalten, das seiner Nemesis entgegensteht, sondern eine Aufeinanderfolge von Sichtweisen, deren alleiniges Resultat die Katastrophe ist: Egal welcher Art sie ist, die bezogene Position führt notwendig zum Scheitern. Freilich, der historische Moment, der den Hintergrund und Kontrapunkt zu Brechts Schreiben abgibt, ist unleugbar von großer Wichtigkeit.

Darüber hinaus ist er eindeutig kontrarevolutionär, und zwar auf jeder Ebene: Zur fraglichen Zeit hatte sich die Demokratie in Europa bereits förmlich in die Luft gesprengt – mit dem Faschismus in Italien, der Naziherrschaft in Deutschland und in Rußland mit der autoritären Sowjetregime. Es handelt sich um einen düsteren Zeitabschnitt, in dem die Hoffnung "diese so einfache und doch so schwer zu verwirklichende Etwas" zu realisieren beinahe gleich null sank und somit ist es unvermeidlich, daß der deutsche Dramatiker den ganzen Text mit diesem diffusen Gefühl des Scheiterns durchwirkt. Heute, aus über achtzigjähriger Distanz, stellt sich der historische Hintergrund nahezu unverändert dar und, hat man erst einmal die obligatorischen Prämissen gezogen, wird schnell klar, worin die Kraft und die Aktualität des Textes von Bertolt Brecht sowie die Wichtigkeit seiner Wiederentdeckung und Aufführung bestehen. Von den jugendlichen Besetzern der Wall Street bis hin zu den gewalttätigen Protesten des Schwarzen Blocks, von den Zivilbewegungen bis zu den separatistischen Extremismen, von den Demonstranten von Seattle bis zu den atemlosen Versuchen der Banken, eine kapitalistische Restauration herbeizuführen, ist es offenkundig, daß wir uns nunmehr mit neuen und anhaltenden Niederlagen konfrontiert sehen.

Die Wahrheit ist, wie im Fatzer klar ausgesprochen wird, daß der "Mensch aufhören muß zu sein". Das klingt nach Apokalypse, doch in Wirklichkeit handelt es sich bloß um eine Hoffnung. Jene, nicht noch ein weiteres Mal zu scheitern.»

Übersetzt von Milena Massalongo in der Bühnenversion von Magdalena Barile.

Mit: Matteo Angius, Francesca Mazza, Beppe Minelli, Paolo Musio, Mariano Pirrello, Werner Waas.

Musik: (Komposition und Live-Performance): Luca Bergia und Davide Arneodo (Marlene Kuntz); Szenische Installationen und performative Objekte: Alessandra Lappano und Enrico Gaido (Portage).

  


Regie: Fabrizio Arcuri
Dramaturgische Beratung: Milena Massalongo
Bühne: Gianni Murru
Kostüme: Marta Montevecchi
Video: Lorenzo Letizia
Licht: Diego Labonia

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FATZER FRAGMENT / GETTING LOST FASTER
di Bertolt Brecht

traduzione e consulenza drammaturgica Milena Massalongo
versione per la scena Magdalena Barile

con (in ordine alfabetico) Matteo Angius, Francesca Mazza, Beppe Minelli, Paolo Musio, Mariano Pirrello, Werner Waas
musiche composte ed eseguite dal vivo Luca Bergia e Davide Arneodo (Marlene Kuntz)
azioni sceniche e realizzazione oggetti performativi Alessandra Lappano e Enrico Gaido (Portage)

regia Fabrizio Arcuri

scene Gianni Murru
disegno luci Diego Labonia
video Lorenzo Letizia
costumi e assistente alla regia Marta Montevecchi

"Affrontare il Fatzer di Bertolt Brecht" - scrive Fabrizio Arcuri - "significa scontrarsi con una vera e propria palestra di scrittura – cancellature, aggiustamenti, frammenti irrisolti – con la chiara e netta sensazione di non poterne venire a capo". Brecht scrisse ricercando una nuova forma drammaturgica, aperta, ma questo suo percorso si spinse tanto in profondità da condurlo alla scrittura di un’opera che, per sua stessa ammissione, finì per diventare, pagina dopo pagina, irrapresentabile. È evidente quindi che ogni possibile soluzione agli enigmi del Fatzer, oggi non può che dimostrarsi parziale. Tuttavia, questa difficoltà, questo disarmante senso di fallimento si rivela, lettura dopo lettura, l’elemento formale e concettuale più concreto e fondante dell’intera opera. Nel Fatzer le contraddizioni non sono esplicite, non c’è un comportamento virtuoso contrapposto alla sua nemesi, ma una sequela di punti di vista che hanno come unico risultato la catastrofe: la presa di posizione assunta, qualsiasi essa sia, conduce al fallimento. Certo, il periodo storico che fa da sfondo e contrappunto alla scrittura di Brecht, ha una sua innegabile importanza ed è nettamente controrivoluzionario, a tutti i livelli: a quell'epoca la democrazia in Europa era già esplosa nei sui risultati più estremi: il fascismo in Italia, il nazismo in Germania e in Russia l'involuzione autoritaria del regime sovietico. Si tratta di un periodo nero, dove le speranze di realizzare “quella semplice cosa così difficile da realizzare” sono ridotte quasi a zero ed è quindi inevitabile che il drammaturgo tedesco semini per tutto il testo questo diffuso senso di sconfitta. Oggi, a distanza di oltre ottant'anni, lo sfondo storico appare pressoché immutato e, fatti i dovuti parallelismi, appare chiaro quali siano la potenza e l'attualità del testo di Brecht e l'importanza della sua ri-scoperta e messinscena. Dai ragazzi che occupano Wall Street alle proteste violente dei black bloc, dai movimenti civili agli estremismi separatisti, dai ragazzi di Seattle fino agli affannati tentativi delle banche di una restaurazione capitalistica, è evidente che ci troviamo ormai di fronte a nuovi e continui fallimenti. La verità, come viene detto chiaramento nel Fatzer, è che “l'Uomo deve cessare di esistere”. Sembra l'Apocalisse, ma in realtà è solo una speranza. Quella di non fallire, ancora».

Fabrizio Arcuri è il fondatore, il direttore artistico e il regista delle produzioni di Accademia degli Artefatti. È co-direttore artistico del Teatro della Tosse di Genova per il triennio 2011 - 2013. Dal 2009 è curatore del Festival Prospettiva per lo Stabile di Torino. Dallo stesso anno è regista del Festival Internazionale delle Letterature di Massenzio a Roma. Dal 2006 è direttore artistico del festival Short Theatre per il Teatro di Roma.

Ha lavorato come regista assistente di Luca Ronconi dal 2005 al 2008. Ha collaborato con le istituzioni universitarie, tenendo o partecipando a seminari, del DAMS di Roma, dell’Università dell’Aquila, del DAMS di Torino, dell'Università Roma Tre. Ha collaborato con Radio RaiTre, realizzando alcuni documentari sul teatro. È membro dell’Associazione Scenario e commissario zonale per Lazio e Abruzzo del Premio Scenario. Nel 2005 ha vinto il Premio Ubu per il miglior spettacolo con testo straniero con “Tre pezzi facili” di Martin Crimp e, nel 2010, il Premio della Critica alla carriera “per i vent’anni di coerenza”. Nel 2011 ha vinto il Premio Hystrio alla regia e il Premio speciale Ubu per il Festival Prospettiva da lui curato insieme a Mario Martone.

 

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Eine Produktion des Teatro Stabile di Torino im Rahmen der Theaterpartnerschaft "Fatzer geht über die Alpen" zwischen der Volksbühne am Rosa-Luxemburg-Platz und der Fondazione del Teatro Stabile di Torino, gefördert im Fonds Wanderlust durch die Kulturstiftung des Bundes

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